I VERI SBIRRI E ROGOREDO
La mia scelta di vita poi mi ha fatto frequentare moltissimi sbirri et affini, operativi oppure, assai spesso, uomini delle scorte ed anche dei fini investigatori. Ho conosciuto anche qualche mela marcia e qualche fannullone. Ma purtroppo non esiste la perfezione nella nostra società.
Per questi motivi non temo e non ho mai temuto la polizia e più in generale le forze dell’ordine di un Paese democratico. Abbiamo avuto moltissime vittime nell’adempimento del dovere in special modo contro la mafia ed il terrorismo, ma anche contro la semplice criminalità. Non li sto qui ad elencare perché sono troppi.
Frequento anche i sindacati delle forze dell’ordine perché è, importante assai, ascoltare le problematiche giornaliere che affliggono la categoria.
Sono tra coloro che ritiene che chi va in strada tra gli sbirri deve potersi difendere nel rispetto delle norme e soprattutto avere la tutela legale “a gratis” o come si dice in Toscana “aggratis”, sperando in perdono della crusca per l’uso di tale termine.
Non mi fa impazzire il concetto del cosiddetto “atto dovuto” a volte attuato prima che emergano gli indizi a carico e capisco perfettamente che in determinate circostanze sia assolutamente necessario difendersi a tutela propria e degli altri sia come poliziotti che come cittadini; ma quanto accaduto a Rogoredo mi sconvolge. Non si può uccidere così. Mi ferisce. Danneggia un corpo. Danneggia chi giorno dopo giorno fa il proprio dovere, con stipendi spesso non adeguati al rischio. Non rispetta i morti. La messinscena di mettere accanto al corpo la replica della pistola, oltre alla gravità del gesto, creerà una mancanza di fiducia nelle forze di polizia, negli anni a venire, in una parte della società e se ne pagherà caro il prezzo. Il contesto di quanto accaduto a prescindere da come si evolverà il procedimento giudiziario pone poi comunque delle domande su come possa essere accaduto ciò, senza che nessuno si accorgesse di determinate situazioni borderline ai confini dell’illegalità da parte delle istituzioni preposte. Oltre a questo trovo eticamente inammissibile che altre persone in divisa abbiano avuto paura nei confronti di un collega per i suoi comportamenti. Conosco bene esponenti delle forze dell’ordine, di cui mi onoro di essere amico, che hanno colpito le mele marce in cui si sono imbattute con la necessaria durezza. Chi combatte la mafia quotidianamente, questi casi, sa bene che esistono.
Bene ha fatto il Capo della Polizia Vittorio Pisani ad intervenire con la necessaria durezza e soprattutto immediatezza e nel rispetto della indagine della Procura diretta da Marcello Viola magistrato che conosco personalmente e di cui nutro profonda stima. Stima che da parte mia continuerà pure nei confronti delle forze dell’ordine che in modo silenzioso, non ostentato fanno il loro dovere.
Ma non dobbiamo dimenticare una cosa: Rogoredo ed il suo Kaos vanno affrontate lo stesso a prescindere e l’illegalità ed il degrado anche sociale ivi esistenti vanno risolti con rigore ed umanità.


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